Trattoria Vesuvio All articles
Cultura della Tavola

La Scarpetta è Sacra: Difesa Appassionata (e Discutibile) del Gesto più Conteso d'Italia

Trattoria Vesuvio
La Scarpetta è Sacra: Difesa Appassionata (e Discutibile) del Gesto più Conteso d'Italia

Parliamoci chiaro, perché la faccenda merita chiarezza: in questa trattoria la scarpetta non è un gesto scivoloso, è un diritto. Anzi, quasi un dovere. Chi lascia il sugo nel piatto senza passare il pane non ha finito il pasto — ha solo interrotto un'opera a metà.

Eppure, ogni volta che qualcuno si sporge con il pezzo di pane, si crea quella micro-esitazione, quel sospiro del compagno di tavola galantuomo, come se avessimo commesso un reato di costume. Invece no. Mettiamola giù una volta per tutte.

Che cos'è davvero la scarpetta

La scarpetta è il gesto con cui si pulisce il piatto con il pane, raccogliendo l'ultimo sugo, l'olio, il fondo della salsa. Il nome — qualcuno lo lega alla piccola scarpa, altri al «scarpettare» nel senso di rifiniture di misura — cambia regione per regione: «caneddà» in Puglia, «frustà» in alcune zone del Sud, «spinparé» in Piemonte. Ma il gesto è uno solo, ed è nazionale quanto la Costituzione.

E qui sta il paradosso: un gesto praticato da tutti, confessato da pochi. Come il karaoke o le telenovelas: tutti lo fanno, pochi lo ammettono.

La storia di un tabù di classe

Da dove nasce il imbarazzo? Semplice: da un'idea di galateo importata, quella per cui la tovaglia inamidata e le posate di finta argento devono separarci dalle nostre origini contadine. La scarpetta, in fondo, parla di un tempo in cui il sugo era il valore del pranzo, dove il pomodoro e il strutto non si sprecavano, dove buttare via era quasi un insulto alla fame.

Avere vergogna della scarpetta significa, in un certo senso, avere vergogna di dove veniamo. E questo, alla Vesuvio, non passa.

Cosa ne dicono i cuochi

Abbiamo chiesto in cucina. La risposta di Tonino, il nostro chef, è stata secca: «Quando un cliente fa la scarpetta, so che il ragù era giusto. Quando la fa con il pane di Napoli, e lo fa con calma, so che tornerà».

E c'è chi va oltre: alcuni cuochi considerano la scarpetta il solo controllo qualità onesto. I critici assaggiano con l'attenzione di chi deve scrivere; il cliente che scarpetta assaggia con l'attenzione di chi ci ha messo i soldi e la fame. Fidatevi: è il secondo che conta.

Il galateo della scarpetta (sì, esiste)

Ora, difendere la scarpetta non significa fare i barbari. Il gesto, come tutti i gesti veri, ha le sue regole non scritte:

  1. Il pane è strumento, non spazzino. Si usa un pezzo, non si sbriciola tutto il pane del cestino.
  2. Si fa con la forchetta quando possibile, tenendo il pane saldamente: meno teatrale, più elegante.
  3. Si fa sul proprio piatto. La scarpetta nel padello o nel tegame è riservata all'ambito domestico, o ai rapporti di lunga data con la cucina.
  4. Non si scarpetta se il sugo era brutto. In quel caso il pane resta dove sta: anche il silenzio è un giudizio.

L'ultima parola

C'è chi la chiama maleducazione. Noi la chiamiamo memoria. In un'epoca in cui il cibo si fotografa più di quanto si assapori, passare il pane sul piatto è un atto quasi romantico: dice «questo era buono fino in fondo», senza filtri, senza app.

Per cui la prossima volta che esiti, rilassati. Chiedi pure più pane, con la faccia tosta di chi ha fame e buon gusto. Da noi la scarpetta è sacra — e il pane lo portiamo noi, ma il peccato lo fai tu.

All Articles

Related Articles

Pranzo della Domenica alle Terze: Il Menù Completo della Trattoria Napoletana in Cinque Portate

Pranzo della Domenica alle Terze: Il Menù Completo della Trattoria Napoletana in Cinque Portate

Orto sul Balcone: Coltivare Basilico, Origano e Peperoncino come un Napoletano Verace

Orto sul Balcone: Coltivare Basilico, Origano e Peperoncino come un Napoletano Verace

Niente si Butta: L'Arte Napoletana di Cucinare il Quasi Niente

Niente si Butta: L'Arte Napoletana di Cucinare il Quasi Niente