Otto Mille Modi di Sfornare: Le Scuole di Pizza di Napoli a Confronto
Photo: Tony Webster from Portland, Oregon, United States, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Facciamola finita: non esiste la pizza napoletana. Esistono le pizze napoletane, e sono in guerra tra loro da decenni — una guerra fatta di farine, ore di lievitazione e opinioni sacrosante espresse ad alta voce. Noi di Trattoria Vesuvio abbiamo girato i forni della città per capire chi fa cosa, e soprattutto perché.
La Canonica: la Pizza in Pala
È quella che il mondo chiama «pizza napoletana», quella con il bollino dell'AVPN. Forno a legna a 480 gradi, cottura di 60-90 secondi, cornicione gonfio e maculato, cuore morbido quasi zuppo. La Margherita si piega, si sucola, si mangia con le mani piegate a portafoglio — da cui il nome della celebre variante, più piccola e piegata in quattro, nata per essere venduta per strada.
«Il mio impasto è 68% di idratazione e 24 ore di maturazione», ci spiega Salvatore, pizzaiolo in una pizzeria storica dei Quartieri. «Ma il vero segreto è il banco: la pizza va venduta nel momento esatto. Aspetta due minuti e il cornicione diventa gomma».
La Rivoluzione in Teglia
Poi è arrivata l'altra scuola, quella che qualcuno chiama romano-napoletana e che a Napoli ha trovato casa migliore che a Roma. Pizza in teglia: alta, a lunga lievitazione — spesso 48, 72 ore — cotta in forno elettrico e poi rifinita, con condimenti a crudo disposti dopo la cottura.
Qui la filosofia cambia: non più la cottura istantanea, ma la digeribilità estrema e la leggerezza. Il panetto si apre al morso come un soffio, la farina è spesso poco raffinata, e ogni taglio al trancio pesa. «Mio nonno diceva che la pizza doveva saziare», ride Gennaro, che ne sforna in una vicola di Fuorigrotta. «Io dico che deve far stare bene lo stomaco. È cambiata la gente, è cambiata la pizza».
I Gourmet e il Ritorno alla Materia
E infine la terza via: le pizzerie d'autore, dove l'impasto incontra la gran riserva, i pomodorini del Piennolo, il burro di bufala fatto in casa e la mozzarella che arriva la mattina stessa. Alcuni storici storcono il naso, altri vedono in questa generazione l'unica capace di portare la pizza napoletana dove non è mai stata.
La verità, come sempre a Napoli, sta in mezzo: i migliori pizzaioli gourmet sono quelli che rispettano il canone prima di romperlo.
Come Orientarsi: Piccola Guida Pratica
- Se hai fame vera e poca pazienza: pizza in pala in una pizzeria storica. Servizio rapido, conto onesto, cornicione da manuale.
- Se ami la leggerezza e l'impasto lungo: teglia al trancio, condimento a crudo, magari con una birra artigianale campana.
- Se vuoi l'esperienza: pizza a portafoglio mangiata in piedi, in strada, bruciandoti il palato come manda la tradizione.
- Se cerchi la ricerca: le pizzerie d'autore, dove prenotare è d'obbligo.
Una Città, Tanti Forni
Alla fine della nostra indagine, una certezza: le scuole non si escludono, si completano. La pizza in pala è la tradizione, la teglia è il futuro, il portafoglio è l'anima. E chi vi dice che esiste un solo modo di fare la pizza a Napoli vi sta raccontando una bugia grande come un forno a legna.